mercoledì 8 agosto 2012

“Campa cavallo che l’erba cresce”












FRATELLI CALGARO



“Campa cavallo che l’erba cresce”

10- 13 agosto



Porto Palermo (Valona)

Albania













Diciamo “Campa cavallo che l’erba cresce” quando un evento positivo desiderato è rimandato ad un tempo indefinito nel futuro. L'espressione indica  un ossimoro, infatti non si sa di che cosa possa campare il cavallo aspettando che  l'erba  cresca.

Questa dimensione di attesa e di frustrazione unita alla registrazione della decadenza del territorio  pervade i lavori della Fratelli Calgaro, che in questa mostra propongono una fotografia oggettiva e surreale assieme.

L’antropomorfismo diventa un simulacro, un bozzolo vuoto dove scompare il valore d’uso: l’indagine  fotografica cerca di andare al di là della scomparsa dell’estetica per una estetica della scomparsa (esthetic of disappearance).  Una fotografia quindi che registri l’assenza della fisicità sia nel corpo   come nel paesaggio.
Questa ricerca non vuole sottolineare l’incompiutezza del visibile che ci circonda quanto il suo essere “post” alla sua stessa storia. Dalla chirurgia plastica sino al paesaggio si ha la percezione non più solo di una perdita auratica ma di un radicale cambiamento di significato, verso una consapevole rinuncia al valore di utilizzo e di fruizione: una evaporazione del concetto di dialettica come chiave per capire il mondo ed il suo destino.
L’ equilibrio del paradosso,  che ha sempre contraddistinto la ricerca della Fratelli Calgaro, in  “Campa cavallo che l’erba cresce”  viene a mancare:  le nuove leve fanno perno sulla decadenza postindustriale rigorosamente legata al degrado del territorio, a quelle tracce  che rimangono  dopo uno sfruttamento senza  alcun sviluppo culturale.  Il modello industriale del nord est italiano  diventa un vero e proprio teatro dell’assurdo dove i ballerini non ballano dove gli aerei arrugginiscono a terra  e dove  le persone usano i marciapiedi per stendere i loro asciugamani e prendere il sole. Quasi un monito per quei paesi che vorrebbero imitare il nostro modello industriale e come da nostra tradizione senza moralismi.
La globalizzazione ci spinge a riposizionare termini e visioni geografiche: non esite un terzo  mondo fuori di noi, il primo mondo deve avere la lucidità  e l’autoconsapevolezza  della fine di un ciclo economico: diventa inevitabile  una nuova visione  che ponga la felicità al centro della propria ricerca.








http://www.fratellicalgaro.blogspot.it/
www.beppecalgaro.com






















Ali Pasha Castle International Art Festival 









concluso il festival , allestimento al bar del Porto, Valona, Albania




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