lunedì 6 giugno 2011

the white field












Il paesaggio in cui viviamo è un paesaggio radicalmente modificato dall’uomo. Sinora questa modificazione era legata all’utilizzo, al chiamare cosa/oggetto  il mondo in una dialettica di sfruttamento. Ma alla fine di questo processo di spoliazione simbolica non riconosciamo più il mondo e il nostro stesso corpo.
Dalla chirurgia plastica sino al paesaggio si ha la percezione non più solo di una perdita auratica ma di un radicale cambiamento di significato, verso una consapevole rinuncia al valore di utilizzo e di fruizione: una evaporazione del concetto di dialettica come chiave per capire il mondo ed il suo futuro. Un pensiero che vede eclissarsi  la credibilità del reale partendo dal reale stesso perché a vacillare è l’idea stessa di verità.

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