lunedì 23 maggio 2011

about me









Mi è venuto naturale evitare sin da subito tutti quei fotoclubs che discutevano di Kodak e di Ilford o di  Nikon e di Canon.
Intanto forse perché all’epoca avevo una Yashica, poi e soprattutto perché la componente tecnica così importante nella fotografia deve essere sempre un mezzo liberatorio e non una calamita. Quindi ho evitato di fotografare bambini che piangono, vecchi col bastone e la coppola, ho cercato insomma di allontanarmi da un facile realismo cosi vicino a questo mezzo per lavorare sul gioco tra visibile/credibile che la realtà cela. Il cortocircuito mi permette una duplice visione della realtà, mi da una seconda chiave di lettura speculare ma opposta: preferisco fotografare Caino e Abele
 piuttosto che il Figliol Prodigo.



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