martedì 1 febbraio 2011

Nulla cena sine tragoedia

La tragoedia descritta dai Fratelli Calgaro è sostanza e ingrediente di base della convivialità italiana, dramma socialmente neutralizzato da una reiterazione warholiana dei fatti e trasformato in arredo grottesco del raro ritrovarsi, elemento di appartenenza dell’aberrazione sociale.





Una tragoedia, che l’artista descrive avvalendosi dell’obiettivo fotografico e di uno sguardo bizzarro, sarcastico, ironico, critico, ma allo stesso tempo consapevole che l’azione suadente e costante dei mezzi di informazione, quali tabloid, riviste patinate, reality show, ha agito con costanza e profondità nel tessuto culturale italiano al punto da rendere il tragico componente indispensabile all’appetito popolare, aperitivo propedeutico al buffet di massa e iniziazione al consumo dell’orrido quotidiano.




In origine la parola tragoedia era sinonimo di conflittualità, tra individuo e destino, libertà e necessità, innocenza e colpa, e rappresentava anche il rapporto tra l’uomo e il trascendentale, tra umano e divino. In ogni momento l’eroe tragicamente inteso si trovava a combattere l’impossibilità di condizionare il corso degli eventi, di aprire un varco intellegibile nel mistero in cui si trova immerso. In ogni sua azione egli si scopriva collaboratore di una volontà superiore, strumento di attuazione di un destino indeterminabile.



Progetti e intenzioni mostravano così la loro fragilità di fronte all’imprevisto, rovesciandosi in effetti contrari a quelli voluti.




Oggi che la tragoedia si è spettacolarizzata, con la complicità dei media di informazione e il conflitto è divenuto una forma collaterale dell’esistenza e non il suo nocciolo centrale, i Fratelli Calgaro si fanno cantori di questa nuova realtà. Tragico non è più ciò che impedisce una propria autodeterminazione, ma ciò che esclude dal gruppo e che rende inaccessibile la realizzazione di una realtà fittizia quanto immaginaria.




I Fratelli Calgaro, attraverso la passione per la messinscena, il verosimile e la fiction, descrivono bene questa deriva sociale, così come il fascino per le situazioni grottesche dove terrore e ironia si fondono sulla scia della più esplicita tradizione trash e pulp.

E’ in questo terreno che a una violenza esplicita si alterna una violenza suggerita, quasi sussurrata, resa inevitabile dal succedersi casuale degli eventi e come tale accettata quasi con indifferenza nelle sue molteplici manifestazioni, con il distacco con cui ormai si apprendono i fatti di cronaca nera dalle pagine dei giornali in un mondo divenuto inafferrabile, come coperto da un grande cellophane.



Alcuni lavori in mostra saranno pubblicati sul settimanale “Le Monde 2”, supplemento del quotidiano francese “Le Monde”, in uscita sabato 4 ottobre.




backstage  per "Le niveau esthetique"Le Monde 
Grazie  a Francesco Marmorini per il testo.

1 commento:

giuls ha detto...

It looks like a Dexter's set!