sabato 29 gennaio 2011

A ufo: il buffet contemporaneo.










   A ufo ,
ovvero il buffet contemporaneo







Scroccare una cena per un artista è da sempre una cosa normale ma che ha pure il sapore speciale della prima sigaretta del mattino.

Se poi tutto questo può avvenire durante un opening tra sguardi, sorrisi e bigliettini da visita la cosa diventa irresistibile.

A questi nobili intenti io Luca e Roberto pensavamo mentre cercavamo di parcheggiare l’auto in via Turati in occasione della consegna del settimo premio Cairo.

Ovviamente se manca pure l’invito e l’entrata è blindata la serata si presenta fuorviera di incontri e di sorprese.

Luca nelle mie scorribande è la persona giusta per espugnare il blocco istituzionale. Così come nella più antica tradizione del mariuolo perfetto uno distrae chiedendo una informazione l’atro passa.

Roberto pure dopo qualche ritrosia accetta la legge del branco e forza con noi la entrata.

Serata piena di gente, artisti ed affini. Opere ed installazioni mi guidano verso la meta : il buffet.

Con piacere noto che a zona dei vini è dislocata in due zone opposte nella grande sala della premiazione. Così dopo il terzo bicchiere con il solito leggero imbarazzo continuo dall’altro capo della sala.

Ho sempre avuto la sensazione che per capire una serata prima ancora di guardare i lavori scelti bisogna affrontare il buffet. Il frigorifero per farne un aforisma ci dice su una persona molte piu cose vere di quanto ce ne racconti l’armadio.

Il premio Cairo non delude le aspettative: ricco buffett molto personale all’opera , vino in quantità e scelta.

Così lo sguardo di insieme risulta appagato: ora si tratta di verificarne le promesse.

Il cibo è ben presentato piccoli bocconcini , tartine al salmone, tortine e brioche salate , minuscoli hot dog tutto molto mignon che permette contemporaneamente una educata masticazione e una libera conversazione. Ovviamente la atavica fame si trasforma in un rumore di fondo che a malapena riesco a coprire con una impressionante quantità di minuscoli bignè. Per cenare mi sa che mi toccherà la pizza di giulio in san Gottardo.

Bere un buon vino a Milano è una impresa ardua e nota a tutti: è un problema non solo per artisti ma comune pure a designers ed architetti e a quanti si aggirano per le del serate fourisalone.

Al premio Cairo il vino non ci delude: vino bianco fermo e prosecco , pure il rose di buona qualità. Ovviamente nulla di imprevisto e nessuna sorpresa di rilievo: rosè per le signore il resto per i maschietti. Sapore e profumo di buona sufficienza anche se forse la tenuta e la rigidità del servzio di sicurezza alla entrata lasciavano presagire un vino superiore.

Pollice verso : i bicchieri scarseggiano subito è difficile fare piu giri , ovviamente ogni vino di qualità dovrebbe avere il proprio bicchiere pulito ma il bel calice di vetro ci fa perdonare questa manchevolezza e si trasforma in un sacro calice che nessuno, vista la rarità vuole appoggiare.

Persone tante, simpatiche di varia eterogeneità e di varie redazioni non ultime quelle scandalistiche.

Ed infatti la lunga attesa di una nota stonata , di un piccolo incidente , di una nota fuori pentagramma è finalmente arrivata non alla proclamazione di Chris Gilmour come vincitore del settimo premio Cairo ma quando ll’opera premiata non ha retto alla emozione. Il manubrio della Trike in cartone e colla si è improvvisamente accasciato, tra lo stupore generale subito dopo la proclamazione.

La scena emozionante come una caduta di una gentile signora avvolta dalla sua pelliccia da loggione della Scala è riuscita dare un aspetto più vero alla serata che altrimenti si sarebbe consumata lentamente.

Solo il tempo di fare due scatti all’opera ferita e dopo uno sguardo di intesa con Luca , appoggio il prezioso calice e soddisfatto per la bella serata cerco l’uscita.

1 commento:

giordano ha detto...

stupenda !